È iniziato da pochi giorni il nuovo anno, ed è tempo di bilanci e di nuovi propositi.
Quest’anno, come tutti gli altri, abbiamo aspettato la mezzanotte con gli amici di sempre, un gruppo affiatato che sa divertirsi, chiacchierare, a volte discutere animatamente se si parla di politica.
Quest’anno uno di noi ha chiesto quali obiettivi ci poniamo per il 2026.
Qualcuno ha detto dimagrire, qualcuno pubblicare il romanzo chiuso nel cassetto, qualcun altro ha detto andare in palestra.
Io ho detto che vorrei fare più movimento. 😉 Poi tra me e me, mentre tutti si buttavano su un panettone di 2Kg, ho provato a pensare seriamente a cosa mi pongo davvero come obiettivo.
A parte la speranza di guarire, che è viva in me da venticinque anni, e a parte il proposito che mi pongo da tanti anni, di affrontare un giorno alla volta, un problema alla volta per non farmi schiacciare dall’ansia per eventuali problemi che potrei incontrare, mi sono chiesta cosa posso fare. Cosa posso fare per gli altri, che tanto fanno per me ogni giorno?
Considerando che ciò che desidero per le persone che amo, è che siano felici, come posso io, concretamente, aiutarli in questa conquista? Essere felici non significa avere tutto ciò che desideriamo, e nemmeno vivere senza problemi, senza ostacoli, senza frustrazioni. La vita è piena di ostacoli, di frustrazioni, di rinunce, nessuno può evitarle, e tutto l’amore del mondo, l’amore infinito di una mamma non può niente. La sofferenza fa purtroppo parte della vita, ma allora? Non possiamo evitare gli ostacoli, ma possiamo insegnare a un figlio come affrontarli.
E queste cose non si trasmettono con le parole, con elaborati discorsi, ma con l’esempio. Questa, per certi versi, è una fregatura perché non si può fingere con un figlio di essere brave persone, o di essere felici. Traspare da ogni scelta, da ogni comportamento, da ogni micro espressione.
E poi, quello che ho fatto per i miei figli quando stavo bene, quando ero efficiente e forte, lo posso fare ancora adesso? Questa considerazione mi ha fatto stare bene, perché la risposta è stata SÌ.
Forse soprattutto adesso: l’ottimismo, e l’abitudine di cercare il lato positivo di ogni situazione, in questi lunghi anni di SLA mi hanno salvato dalla disperazione, dalla depressione.
E poiché credo che la serenità, la felicità sia contagiosa, posso sperare che anche adesso che sono qui, immobile sul mio divano blu, posso far felice chi amo, con la mia felicità.






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