UMANI-VEGETALI O VEGETALI-UMANI?

Pubblicato il

12 Mag 2026

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di Mario Ambrogio Baroni

Per prima cosa vorrei tranquillizzare chi legge, quanto vorrei esporre non è un trattato di botanica, ma libere considerazioni sulle similitudini tra noi esseri umani e il mondo vegetale. L’ulteriore doverosa premessa è che chi scrive, non è un esperto in scienze naturali, chiedo quindi venia, in anticipo, per le eventuali inesattezze.

Non ho mai avuto il cosiddetto “pollice verde”, ma sono sempre stato attratto dalle piante, forse perché mia madre mi chiedeva di accompagnarla ad acquistarne per abbellire il giardino di casa, o perché il nonno mi portava da piccolo a cercare fiori che piantavamo con le radici in vasi, una volta giunti a casa.

Trattengo con gelosia il ricordo del giorno in cui mio padre si dedicò, con me ancora piccolo, alla piantumazione di alcune rose inserendo nei fori praticati nel terreno, sotto i miei occhi divertiti, alcuni pezzi di pane tostato e formaggio, da noi appositamente preparati come nutrimento per i piccoli germogli.

Tornando all’argomento principale, nel corso del tempo, ho osservato alcune assonanze tra gli uomini e le piante che provo a condividere con chi legge.

Noi umani affondiamo radici nelle nostre origini e nel nostro vissuto che, proprio come per i vegetali, sono l’àncora tanto più forte, quanto più profonde sono le radici per resistere ai venti talvolta tumultuosi dell’esistenza; oltre a fornire il supporto per librarsi verso l’alto, la luce che, per chi crede come me, può avere un valore simbolico spirituale.

Di piante, come di umani, ne esistono diverse tipologie: vi sono quelle da fiore, come chi sorride alla vita e agli altri; quelle da frutto, che rimandano all’immagine di capacità operativa; spesso, ed è la perfezione, troviamo una combinazione di entrambe. 

Ci sono purtroppo le infestanti, che in modo subdolo e strisciante sottraggono nutrimento e vitalità; chi fra i propri simili non ha incontrato coloro che, privi di ogni slancio o iniziativa, hanno come unico obiettivo il tentativo di denigrare e soffocare ogni slancio altrui?

Abbiamo poi le stagionali, assimilabili a coloro fra noi che prediligono solo alcune situazioni sociali, ambientali o climatiche e le sempreverdi, affini ai profili personali con maggior spirito di adattamento ai contesti nei quali si viene immersi nel corso della vita.

Un’altra proprietà che accomuna le due specie è la capacità di comunicazione. Studi scientifici dimostrano che le piante sono ottime ascoltatrici, la possibilità di percepire le vibrazioni sonore permette loro, ad esempio, di dirigere le radici verso le fonti d’acqua e, parimenti a noi, apprezzano alcune melodie che provocano una dilatazione degli stomi, i nostri polmoni, per periodi prolungati, con conseguente maggiore benessere.

Altre ricerche ne dimostrano l’abilità di interagire tra loro, attraverso deboli impulsi elettrici emessi dall’apparato radicale, oltre che, per alcune specie, mediante l’emissione di una sostanza volatile in grado di allertare le vicine in caso di pericolo; come noi, attraverso i fenormoni, sostanze biochimiche prodotte dalle nostre ghiandole esocrine, trasmettiamo messaggi ai nostri simili, generando in loro reazioni fisiologiche e comportamentali.

Una varietà che ha da sempre destato in me curiosità, è quella delle piante grasse

Si tratta di vegetali che per la loro caratteristica di sopravvivere in ambienti inospitali, terreni aridi e temperature elevate, sono simbolo di resilienza, la capacità della psiche di rispondere positivamente ad eventi traumatici, riorganizzando la propria esistenza in funzione delle sollecitazioni alle si quali viene sottoposti. Alcune di queste associano a questa invidiabile peculiarità anche la caratteristica di fiorire, produrre frutti o sostanze benefiche rendendole, per le considerazioni già espresse davvero speciali, come coloro tra noi, nei quali convergono laboriosità, visione positiva e propensione agli altri.

Concludo queste mie imprevedibili riflessioni esortando i lettori a trovare ulteriori analogie, la ricerca continua… 

 

M.A.B.

Quando la malattia sembra cancellare la Persona, perché non si muove e appare assente, bisogna cercarla.

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N:77

Aprile

2026

L’autore

Mario Ambrogio Baroni

Avvocato

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